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Cariatidi

Solenni e come sospese nel tempo si stagliano, nel silenzio, le Cariatidi di Luca Freschi. Figure altissime e fragili allo sguardo, austere e smisuratamente immobili, esse nascono dal gesto attento e sincero dell’artista che in queste opere, con un’ammirevole cura, ha fatto dell’equilibrio l’esercizio più alto del suo gesto creativo. Paiono un gioco queste opere e forse in parte lo sono mentre ricordano il gesto del bambino che in riva alla spiaggia raccoglie la finissima sabbia umida d’acqua e crea guglie, spingendo fino al limite estremo l’ornamento dei castelli costruiti in riva al mare. Eppure, se di gioco si tratta – con tutta la serietà che, giustamente, esso esige – qui la misura è quella dell’arte nella quale alla vena ironica e scanzonata si affianca la determinazione di chi nella vita ha scelto la strada ardua e appassionata della bellezza. Queste alte figure hanno un sapore antico e accolgono nella loro ostentata verticalità elementi della tradizione come busti di statue, capitelli, frammenti di colonne o lucidi teschi, ai quali l’artista associa grandi o piccoli vasi dalle forme e colori sempre nuovi che recano in sé la ricchezza dei mondi e delle culture di cui portano il segno. E proprio i vasi, talvolta sfacciatamente e smisuratamente kitsch, nel loro voluto ribaltamento delle forme – perché potresti non sapere più quale sia il dritto e quale il rovescio, l’alto o il basso di questi eleganti ready made – sono l’elemento più sconcertante delle Cariatidi. Essi, infatti, recano il segno potente della fugacità nell’essere, a loro modo, un memento mori nella piena e incessante fragilità di cui sono testimoni e perché in essi i fiori mai più potranno dare sfoggio della loro opulenza. Sono struggenti le Cariatidi e in questa loro dolce malinconia rientrano a pieno titolo in quella riflessione delicata e onesta sulla vita e sulla sua caducità così cara alla poetica di Freschi.

Giovanni Gardini