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L’artista Yoon Il Kwon è stato in residenza da Areacreativa42 a marzo 2019 in occasione della sua mostra torinese da CRAG Gallery.

Nel corso della sua residenza è stato tenuto un momento di formazione con un conversazione con il giovane curatore Giorgio Bena ed un workshop di tecniche calcografiche con Marco Spampinato durante il quale l’artista ha raccontato la natura teorica e pratica del suo lavoro con le tecniche di stampa, realizzando anche delle prove d’artista di fronte ad un pubblico illustrando i passaggi del proprio lavoro.

Per maggiori info leggi la recensione su Outsiders Webzine.

Vestige of seeing: il valore della memoria nell’opera di Yoon Il Kwon

Dal 21 marzo al 27 aprile CRAG Gallery ospita Vestige of Seeing, personale di un artista in grado di raccontare la bellezza di quello che abbiamo perso senza nemmeno renderci conto di averlo mai avuto.

su OUTSIDERS Webzine

_di Giorgio Bena

Yoon Il Kwon è un artista sudcoreano di 29 anni che, nonostante una certa timidezza, con la forza del suo lavoro è in grado di dire tutto ciò che c’è bisogno di dire. Ho conosciuto Yoon durante l’inaugurazione della sua mostra, ma ho anche avuto il piacere di condurre una “conversation” con lui all’interno di un workshop organizzato dall’associazione Areacreativa42, durante la quale ho avuto la possibilità di approfondire insieme ai partecipanti diversi aspetti estetici e tecnici del suo lavoro.

Yoon è in particolare un esperto di tecniche di stampa, nelle quali si sta specializzando al Royal College of Arts di Londra, ed i lavori che compongono Vestige of seeing dimostrano tutta la sua padronanza di questo linguaggio nelle sue varie declinazioni.

Le opere presentate si dividono in tre nuclei che corrispondono ad altrettanti approcci tecnici ed estetici, indicatori eccellenti della giovane età dell’artista che danno anche ragione della sana tensione sperimentale che anima il suo lavoro, ma che Yoon riesce comunque a convogliare organicamente all’interno di una medesima ricerca tematica incentrata sul ricordo e sulla memoria come luogo di meditazione riflessiva sul passato e chiave di lettura, di interpretazione e di interazione con il presente e con il futuro.

“Fast paced society” – letteralmente società “a passo veloce” – è un’espressione che ricorre diverse volte durante la mia conversazione con Yoon, come qualcosa che lui intende in qualche modo combattere con il proprio lavoro: sia nel tipo con le tecniche che utilizza, legate a tempi di lavoro lenti e misurati, che nei temi che sceglie di trattare, che non solo scavano nel passato ma rievocano momenti di semplicità, serenità e contemplazione, l’artista sembra contrapporsi con serafica determinazione ad un contesto sociale che impone una forsennata ricerca di esperienze da consumare senza mai il tempo di assaporarne le sfumature.

Nella serie The Path of Eyes per esempio mescola supporti differenti (in particolare applicando tessere di vetro su cui sono impressi alcuni negativi su di una stampa fotografica) per comporre dei mosaici che raccontano i suoi viaggi non attraverso le classiche immagini “souvenir”, ma attraverso la semplicità di oggetti/soggetti che acquisiscono valore in quanto testimonianze di momenti significativi per la storia personale dell’individuo.

Ai ricordi d’infanzia dell’artista si riconducono invece le opere della serie The Movement in the Spaceanimate però da una riflessione che riesce ad agire nella sfera dell’archetipico. Queste incisioni, oggetto del workshop condotto dall’artista, rappresentano infatti alcuni bambini intenti a giocare, i cui movimenti sono resi tramite un procedimento di stampa in più passaggi basato sulla progressiva perdita di inchiostro della matrice, che spostandosi sul foglio ad ogni fase produce un risultato che ricorda da vicino gli studi fotografici sul movimento di Eadweard Muybridge, impreziositi però dalla progressiva perdita di definizione della forma che testimonia in qualche modo l’azione del tempo sul ricordo.

Il valore archetipico di questo lavoro consiste nel fatto che i bambini che popolano le sue incisioni sono del tutto anonimi, e durante il workshop sono state diverse le persone a rivedere, con una certa commozione, dei frammenti della propria vita in quelle immagini così semplici e delicate.

Emerge in questo un aspetto fondamentale del lavoro di Yoon, ovvero la volontà dichiarata di rievocare con i suoi lavori le memorie altrui, fare in modo che altri si possano riconoscere nelle sue opere che non vogliono essere autobiografiche, ma raggiungere una universalità del ricordo:

“I miei ricordi sono degli strumenti che uso per le mie opere, ma voglio arrivare ad usare i ricordi degli altri” è stata una delle frasi che mi hanno colpito di più del suo pensiero artistico.

Questa visione presenta implicazioni che potrebbero produrre interessanti contaminazioni con il lavoro sicuramente più impattante della mostra, Memory, composto da blocchi di fazzoletti di carta sui cui lati l’artista ha serigrafato i volti dei suoi compagni di scuola presi da una vecchia foto. Molti di questi volti – mi racconta – a causa del tempo passato gli apparivano ormai estranei: questo lo ha portato ad elaborare considerazioni amare sul potere dell’immagine come fonte del ricordo, che ha concretizzato in questi ritratti che sono frammentati ed irregolari, e ci parlano dell’ineluttabilità della disgregazione dei nostri ricordi, e della necessità di agire attivamente per preservarli.

Sarà interessante scoprire se e come l’artista riuscirà ad elaborare questo lavoro per portarlo in una sfera universale in grado di creare quell’empatia che ho visto penetrare fortemente nella sfera emotiva di chi si è confrontato in maniera aperta con le sue opere, e che a mio parere rappresenta forse il vero punto di forza della sua ricerca.

Per ora non ci resta che aspettare e cogliere l’occasione ad avere a portata di mano il lavoro di un artista di questo livello, che ha tutto il potenziale per diventare – e forse già è – uno dei nomi da osservare con attenzione nel prossimo futuro.